Quando le condizioni lo permettono, una delle cose che mi piace fare la mattina dei giorni festivi è catapultarmi al centro in moto insieme alla consorte, per fare colazione in un bar del centro. Uno dei bar che mi piace di più, sia per la qualità cornetti che per la posizione, è la Pasticceria D'Angelo, in via della Croce. Sabato mentre siamo al bancone a fare la nostra colazione, ci rendiamo conto ad un tratto che c'è qualcosa di strano nell'aria. Tutti piano piano si scansano dal bancone, e guardano alle nostre spalle. Mi giro anche io e vedo: c'è un piccione che in qualche modo è riuscito ad entrare, e sta appollaiato sopra una tenda. Non si muove, ma il pericolo che cominci a volare in giro, magari depositando qualcosa, è palpabile, e tutti lo percepiscono. Il piccolo esodo dei clienti cresce, mentre i camerieri cercano di prendere provvedimenti e cominciano a muoversi nervosamente e confabulare.
Io vorrei essere l'unico che conserva il suo aplomb mentre continuo indisturbato con il mio cappuccino, ma c'è chi mi frega: il barista davanti a me mentre sta lavando un bicchiere fa al suo collega che sta armeggiando con la macchina del caffè:
"Andrè"
"Aoh"
"Va' a chiama' er cuoco"