Giovedì, 12 giugno 2008
Cothic
Qualche tempo fa stavo guardando Flavio Insinna nel suo ruolo di scartatore di pacchi. Se hai mai visto la trasmissione, sai che tra i premi più scarsi ci sono sempre degli oggetti improbabili. Quella sera tra i premi bassissimi c'era una cotica. Allora per tutta la sera il povero Flavio ha cercato più volte di fare la battuta che gli sembrava servita. "Eh, c'è rimasta la cotica, ma non t'ho detto mica cotica!" "E che t'ho detto cotica?" "Coraggio cerchiamo di trovare la cotica, che non t'ho detto mica cotica" e così via. Il povero Flavio non riusciva a capacitarsi del fatto che nesuno degli astanti (il friulano, il valdostano, l'umbro, il campano, il siciliano, il veneto...) rideva alle sue battute. Quasi imbarazzante. Se per caso lo incontri e riesci a farci due chiacchiere, digli che è un modo di dire tipico di Roma, che lo si capisce solo a Roma, e se lo dici ad un piemontese o ad un calabro, è come se gli dicessi che mica t'ho detto che la prematurata si tarrapio-tapioca come se fosse Antani.
Per chi chiama da fuori Roma: "E che t'ho detto cotica?" oppure "Mica t'ho detto cotica!" è una frase che si dice ad una persona che si è offesa per qualcosa che le/gli è stato detto ed è stato preso come offensivo, mentre non lo era o quantomeno non voleva esserlo. Ho detto bene?
Update: Borgognoni mi fa notare nei commenti che non è esattamente come ho capito io: lo si dice ad una persona per dire che ciò che si è detto/fatto non è poco e non c'è motivo di essere delusi.
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