Martedì, 8 maggio 2007
Un giorno di ordinaria follia
Ieri. Dopo una levataccia tipo 5:45, sono partito col treno da Bologna per Roma. Arrivato a Roma, prendo la metro fino a Cornelia (tralascio i particolari della lotta per salire sulla metro a Termini, tanto già sai), esco fuori dagli inferi, e provo a chiamare il taxi. Occupato. Allora mi aggiro per la piazza dove si incrocia l'Aurelia con la Circonvallazione Cornelia, cercando di capire quale mezzo sarebbe quello giusto per me. Nel frattempo continuo a telefonare al 3570. Occupato. Dopo molto vagare e studiare i cartelli, trovo la fermata giusta. Mentre aspetto, arrivano più volte tutti gli altri mezzi che fanno quella fermata. Del mio neanche l'ombra. Mi viene voglia di chiedere a qualcuno se sia stato per caso soppresso, ma mi vergogno. Nel frattempo continuo a telefonare, occupato. Mi viene il dubbio che lo sciopero dei taxi sia lunedì e non martedì, eppure avevo sentito benissimo martedì. Fa un caldo boia, e io ho l'abbigliamento adeguato per sabato mattina, quando faceva freddo e pioveva. Tra una telefonata e l'altra ai taxi (occupato) passa praticamente quasi un'ora. Finalmente il bus arriva, e io salgo su con la mia torre di bagagli. E' un autobus di quelli piccolini. L'autista sembra indemoniato, fa le curve a tutto gas che quasi fischiano le gomme. Io con una mano attaccato al palo, con l'altra tengo la torre costituita dal trolley con sopra lo zaino con il portatile e un ombrello ikea. Sudato come un animale, mi squilla pure il telefono ma non è assolutamente pensabile rispondere. Alla fine arrivo in sede, scendo con l'aria di chi è scampato ad una catastrofe e mi dirigo verso l'entrata. Incrocio un collega che sta fuori con un gruppetto di persone, a prendere un po' d'aria. Le mani in tasca, la pancia protesa in avanti, la camicia un po' aperta che mostra una catenazza d'oro di stazza considerevole, senza manco salutare, guarda il mio trolley-torre con un sopracciglio alzato e fa "Aoh, che vai a ggiocà a golf?"
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