Mercoledì, 31 agosto 2005
Vittorio
Colgo l'occasione con questa notizia, che mi ha fatto temere il peggio (cioè che sarei dovuto tornare a casa a piedi sotto il temporale, cosa credevi?).
A Roma Piazza Vittorio Emanuele II è semplicemente Piazza Vittorio. Sia per la collega mia che per i giornalisti della Repubblica che per il barista qua sotto. Piazza Vittorio, punto.
A Milano nessuno si permetterebbe mai una tale confidenza, chiamare Corso Vittorio Emanuele semplicemente Corso Vittorio.
A Roma Piazza Vittorio Emanuele II è semplicemente Piazza Vittorio. Sia per la collega mia che per i giornalisti della Repubblica che per il barista qua sotto. Piazza Vittorio, punto.
A Milano nessuno si permetterebbe mai una tale confidenza, chiamare Corso Vittorio Emanuele semplicemente Corso Vittorio.
Martedì, 30 agosto 2005
A Lè!
te la ricordi Lella quella ricca
la moje de Proietti er cravattaro
quello che cià er negozio su ar Tritone
la moje de Proietti er cravattaro
quello che cià er negozio su ar Tritone
Da molto tempo noto che il padre chiama la figlia "a Lè!", nell'ambito di un discorso. "a Lè, tu c'hai ragione, però...".
Per cui mi sono convinto che Lè sia una contrazione di Lella, a sua volta contrazione di una serie di nomi dalla stessa
desinenza (Raffaella, Isabella, Donatella, etc.). Poi però mi accorgo che fa lo stesso anche con l'altra figlia e con la moglie, che
hanno entrambe nomi in nessun modo abbreviabili con Lella. Allora concludo che è un modo di dire proprio di questa persona. Poi stando attento mi accorgo che anche altre persone, rivolgendosi a donne con le quali hanno un rapporto intimo (mogli, figlie, sorelle, nipoti), usano lo stesso intercalare, indipendentemente dal nome delle stesse. La cosa più strana è che sono l'unico che se ne accorge. Ho chiesto alla ragazza di cui sopra: "Ma non ti accorgi che tuo padre ti chiama sempre a Lè?" "No".
Quindi, romana, se ti chiamano "a Lè", e soprattutto se te ne accorgi, saresti così cortese da spiegarmi questa faccenda?
Lunedì, 29 agosto 2005
Fili

Immagino possa sembrare un po' bizzarro che uno che vive a Roma vada a trascorrere un weekend a Milano. Ma ho i miei motivi. E questo w.e. sono andato.
Chi si deve muovere a piedi a MI, sa che prima o poi dovrà prendere la 90, il mitico filobus autosnodato che fa il giro largo. A Roma invece i filobus non ci sono. C'erano tanti tanti anni fa, come nella maggior parte delle città d'italia con più di 50.000 abitanti, poi si sono estinti ovunque tranne che a Milano. Ma sento dire che stanno per ripristinarli anche a Roma. Bene, il filobus è un mezzo che a me piace molto, fa poco casino e non puzza. Però qui la domanda emerge prepotentemente: tu, o romano, che chiami la metropolitana metro, l'autobus auto, mi confermi che il filobus lo chiamerai filo?
Chi si deve muovere a piedi a MI, sa che prima o poi dovrà prendere la 90, il mitico filobus autosnodato che fa il giro largo. A Roma invece i filobus non ci sono. C'erano tanti tanti anni fa, come nella maggior parte delle città d'italia con più di 50.000 abitanti, poi si sono estinti ovunque tranne che a Milano. Ma sento dire che stanno per ripristinarli anche a Roma. Bene, il filobus è un mezzo che a me piace molto, fa poco casino e non puzza. Però qui la domanda emerge prepotentemente: tu, o romano, che chiami la metropolitana metro, l'autobus auto, mi confermi che il filobus lo chiamerai filo?
Giovedì, 25 agosto 2005
Cartelli
Martedì, 23 agosto 2005
Back again
Sono tornato ieri, accolto da una temperatura ed una pioggia da novembre inoltrato. La città è deserta, a Prati non c'è nessuno. In metropolitana i pochi non turisti stanno zitti, forse pensando alle trascorse ferie. Potrei essere in una città qualsiasi, non vedo nessun segno di romanità.
Fino a quando non scendo a prendere il caffè al bar sotto l'ufficio. La cassiera è una ragazzona bionda, sempre abbronzata in qualsiasi momento dell'anno, che ama intrattenere le avventrici e gli avventori.
"Aoh, ma avete sentito er teremoto? Mortacci. Ho fatto un sarto così, me se moveva tutto er bancone. M'ha fatto pià un colpo, lo possino".
Si ricomincia il tran tran.
Fino a quando non scendo a prendere il caffè al bar sotto l'ufficio. La cassiera è una ragazzona bionda, sempre abbronzata in qualsiasi momento dell'anno, che ama intrattenere le avventrici e gli avventori.
"Aoh, ma avete sentito er teremoto? Mortacci. Ho fatto un sarto così, me se moveva tutto er bancone. M'ha fatto pià un colpo, lo possino".
Si ricomincia il tran tran.
Giovedì, 18 agosto 2005
Pausa nella pausa
Max, era max
più tranquillo che mai
la sua lucidità
(Paolo Conte)
Il mio amico Max possiede un piccolo bar sulla riviera adriatica. Vado spesso a trascorrere un po' di tempo da lui. Che ogni tanto passa di qui a leggere. Lui ha la tendenza a semplificare le cose. A volte troppo, a volte giustamente.
Mentre agita la pinza che usa per prendere le pizzette, spiega.
"Vedi Garba, in tanti anni che faccio questo lavoro, ho imparato alcune semplici cose. Ad esempio, guarda lì le pizzette. Sono bianche o rosse. Quando viene un milanese a chiedermi una pizzetta, vuole quella rossa. Sicuro. Se volesse quella bianca, mi chiederebbe una focaccia."
In quel momento arriva un tizio che con accento nordico chiede:
"Mi dà una pizzetta per favore?"
"Certo"
Con fare deciso Max prende una pizzetta rossa e gliela porge. Il tizio paga e va via soddisfatto.
"Visto? io le prime volte che mi chiedevano una pizzetta, chiedevo: "Rossa?" e loro "Certo" con una faccia che significava "Chiaro che rossa, che razza di domanda!" Poi ho imparato."
Nel mentre si avvicina un signore che tiene per mano una bambina prescolare. Molto timidamente chiede
"...scusi... le sono rimaste le focacce?"
"Certo. Ne vuole una?"
"Sì grazie".
Senza esitazione Max prende una pizzetta bianca e gliela porge strizzandomi l'occhio, soddisfatto della sua dimostrazione.
Niente, passavo di qua e mi sembrava doveroso salutare.
Adesso torno al mare.
Mentre agita la pinza che usa per prendere le pizzette, spiega.
"Vedi Garba, in tanti anni che faccio questo lavoro, ho imparato alcune semplici cose. Ad esempio, guarda lì le pizzette. Sono bianche o rosse. Quando viene un milanese a chiedermi una pizzetta, vuole quella rossa. Sicuro. Se volesse quella bianca, mi chiederebbe una focaccia."
In quel momento arriva un tizio che con accento nordico chiede:
"Mi dà una pizzetta per favore?"
"Certo"
Con fare deciso Max prende una pizzetta rossa e gliela porge. Il tizio paga e va via soddisfatto.
"Visto? io le prime volte che mi chiedevano una pizzetta, chiedevo: "Rossa?" e loro "Certo" con una faccia che significava "Chiaro che rossa, che razza di domanda!" Poi ho imparato."
Nel mentre si avvicina un signore che tiene per mano una bambina prescolare. Molto timidamente chiede
"...scusi... le sono rimaste le focacce?"
"Certo. Ne vuole una?"
"Sì grazie".
Senza esitazione Max prende una pizzetta bianca e gliela porge strizzandomi l'occhio, soddisfatto della sua dimostrazione.
Niente, passavo di qua e mi sembrava doveroso salutare.
Adesso torno al mare.
Venerdì, 5 agosto 2005
Pausa
Le prossime due settimane le trascorrerò unplugged (e più vicino possibile al mare).
Per i più tecnologici: stoppate i feed readers, tanto sarà banda sprecata.
Per gli aficionados: se non risponderò ai commenti non è per maleducazione.
Per tutti gli altri: se volete trascorrere un po' di tempo qui, c'è la roba vecchia
A presto
Per i più tecnologici: stoppate i feed readers, tanto sarà banda sprecata.
Per gli aficionados: se non risponderò ai commenti non è per maleducazione.
Per tutti gli altri: se volete trascorrere un po' di tempo qui, c'è la roba vecchia
A presto
Switch
Ieri sera a cena dallo zio. Lui racconta.
"Ricordo ancora er primo giorno de lavoro. Me mettono a scrivere a macchina. Quando ho finito, er principale prende er foglio e lo legge. Poi me fa:
"Ricordo ancora er primo giorno de lavoro. Me mettono a scrivere a macchina. Quando ho finito, er principale prende er foglio e lo legge. Poi me fa:
- Lei è romano romano di Roma, vero?
- Certo
- Non avevo dubbi
- Perché?
- Perché ha scritto dappertutto "interuttore"
Giovedì, 4 agosto 2005
Annotazioni lessicali
Cioccare v.t.
1. Guardare, notare. Spec. imperativo: a Garba, ciocca sta vetrina.
Anche indicativo, spec. nelle domande: Hai cioccato la moto che è passata?
Schiuma s.f.
1. Imponente assembramento di gente, ai limiti del sopportabile: potremmo andare a Castel Romano, però a quest'ora su la Pontina ce sta 'a schiuma.
1. Guardare, notare. Spec. imperativo: a Garba, ciocca sta vetrina.
Anche indicativo, spec. nelle domande: Hai cioccato la moto che è passata?
Schiuma s.f.
1. Imponente assembramento di gente, ai limiti del sopportabile: potremmo andare a Castel Romano, però a quest'ora su la Pontina ce sta 'a schiuma.
Mercoledì, 3 agosto 2005
The Morgue
Premessa: io quando osservo un fenomeno per tre volte, ho la tentazione di estrapolarne una legge fisica. Così la terza volta che succede che
- chiedo ad un cameriere se c'è posto fuori
- questo mi risponde che no però dentro c'è l'aria condizionata
- entro dentro il locale, e invece dell'aria condizionata c'è un grosso ventilatore appeso sul soffitto
sono portato a credere che a Trastevere si intenda quello per aria condizionata.
Ieri invece poi c'era veramente una saletta AirConditioned, però per un attimo ho creduto... Vabè, veniamo al dunque.
Ieri a Trastevere, ho parcheggiato vicino al cinema di Nanni Moretti, e sono andato a mangiare vicino al cinema di Carlo Verdone. Nello specifico, alla Pizzeria ai Marmi, che deve al suo nome alla massiccia presenza di marmo, soprattutto sui tavoli. In realtà il nome d'arte pare che glielo abbia affibbiato Pasolini in persona: l'Obitorio. Non credo che negli ultimi trent'anni l'arredamento sia cambiato molto.
Mi avevano detto che la pizza lì è una delle migliori di Roma. Però mi avevano detto anche che non si usa la tovaglia. Tutto vero. Ti godi la bellezza del marmo, però ti portano le posate e i tovaglioli in un piatto, e da lì non li togli fino a quando non arriva la pizza. Ho preso un supplì e una pizza con salsiccia. Entrambi da competizione. Un locale che ancora tiene duro e rimane con la sua essenza, ribadendo che sei a Trastevere.
E facendo a pugni ogni minuto che passa col McDonalds vicino.
Ieri invece poi c'era veramente una saletta AirConditioned, però per un attimo ho creduto... Vabè, veniamo al dunque.
Ieri a Trastevere, ho parcheggiato vicino al cinema di Nanni Moretti, e sono andato a mangiare vicino al cinema di Carlo Verdone. Nello specifico, alla Pizzeria ai Marmi, che deve al suo nome alla massiccia presenza di marmo, soprattutto sui tavoli. In realtà il nome d'arte pare che glielo abbia affibbiato Pasolini in persona: l'Obitorio. Non credo che negli ultimi trent'anni l'arredamento sia cambiato molto.
Mi avevano detto che la pizza lì è una delle migliori di Roma. Però mi avevano detto anche che non si usa la tovaglia. Tutto vero. Ti godi la bellezza del marmo, però ti portano le posate e i tovaglioli in un piatto, e da lì non li togli fino a quando non arriva la pizza. Ho preso un supplì e una pizza con salsiccia. Entrambi da competizione. Un locale che ancora tiene duro e rimane con la sua essenza, ribadendo che sei a Trastevere.
E facendo a pugni ogni minuto che passa col McDonalds vicino.
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Io utilizzo sempre e solo Firefox, e ti consiglio di fare lo stesso.
Questo è decisamente un Urban Blog.
E questo indirizzo invece non interessa a nessuno, ma serve per confondere
i robottini degli spammers. Non ti preoccupare se non ci hai capito niente, non farci caso.
Se hai l'impressione che questo blog rappresenti una testata giornalistica e quindi un prodotto editoriale ai sensi della
incredibile legge n. 62 del 7.03.2001, hai qualche problema e non credo di potertelo risolvere. Comunque se in qualche modo
riesci a trovare una qualsiasi forma di periodicità nell'aggiornamento di questo blog, fammelo sapere che mi interesserebbe molto,
sono appasionato di matematica discreta e di serie numeriche strane.

