Monday, 4 July 2005
Ariccia 2.0-STABLE
Ovvero: pensavo di sapere già tutto, e invece...
L' Appia Nuova, il sabato sera, è la via della perdizione. E' piena in tutti e due i sensi: da un lato c'è il popolo dei castelli che va a Roma a Fiesta!, dall'altro c'è il popolo di Roma che va a magnà a li castelli. Noi (che apparteniamo alla seconda corrente) stiamo andando alla Selvotta.
"Otto e mezza, è l'ora giusta, troveremo da sederci. Viecce un po' mezzora dopo, vojo vede se te siedi.".
E' un posto particolare, trattasi di una baracca immersa in un boschetto di alberi. Ci sono delle lunghe tavole di legno con delle lunghe panche per sedersi. Ci sediamo, viene il ragazzo a prendere le ordinazioni "Bucatini all'amatriciana per 4, e due bottiglie di Romanella". Poi due vanno a fare la fila. Perché per i secondi bisogna fare una fila indipendente dal resto. Siccome la cosa è lunga, ci diamo continuamente il cambio, e quando arrivano i bucatini i cambi diventano frenetici per fare in modo che si continui a fare la fila e nel frattempo si mangino i bucatini. Quando arriviamo al bancone mi rendo veramente conto di dove sono capitato. Praticamente un negozio di alimentari a tutti gli effetti. Tocca a noi. "Mezzo chilo di porchetta, un piatto di olive, 3 etti di prosciutto, 4 salsiccette, una mozzarella (da mezzo chilo, n.d.r.), un po' di formaggi, carciofi e funghetti. E mezza fila di pane." Dico solo che la mezza fila di pane era da un chilo. Ci incartano tutto, paghiamo e ci rechiamo al tavolo. E se magna. Mentre i miei commensali si avventano sulla porchetta, io mi guardo intorno. I tavoli sono tutti pieni, famiglie con ragazzini al seguito, gruppetti come il nostro, tavolate di amici. Dietro di noi uno s'è portato la chitarra, e comincia a suonarla. Dopo qualche minuto di Satisfaction, qualche canzone italiana da gita scolastica, inizia a fare sul serio: attacca la società dei magnacciò. E come per magia, tutta la Selvotta si unisce a cantare "Ce piaciono i polli, l'abbacchio e le galline, perché sò senza spine e non sò come er baccalà". Qualcuno azzarda il controcanto sulla terza (Do-->Mi). La Romanella scorre a fiumi e i bambini si tirano i pezzi di pane da un tavolo all'altro. Quando ci alziamo per andare via fa decisamente fresco, che in questi giorni è una sensazione rara, il fegato grida vendetta (altro che Vasco Rossi), bisogna andare a fare una passeggiata al centro di Ariccia per smaltire. Mentre andiamo verso la macchina, la musica si affievolisce piano piano "E quanno er vino mbè, c'ariva ar gozzo mbè, ar gargarozzo mbè, ce fa 'n figozzo mbè". Una serata splendida, una di quelle in cui ti rendi conto che un certo folklore non morirà mai mai mai.
In macchina:
Lui: "Ammazza quanto sò pieno, domani ar mare diggiuno!"
Lei: "Ma che stai a dì? M'hai fatto preparà i panini, e mò t'ii magni!"
Lui: "E se io n'ii vojo?"
Morale: lui n'ii vole, però s'ii magna
L' Appia Nuova, il sabato sera, è la via della perdizione. E' piena in tutti e due i sensi: da un lato c'è il popolo dei castelli che va a Roma a Fiesta!, dall'altro c'è il popolo di Roma che va a magnà a li castelli. Noi (che apparteniamo alla seconda corrente) stiamo andando alla Selvotta.
"Otto e mezza, è l'ora giusta, troveremo da sederci. Viecce un po' mezzora dopo, vojo vede se te siedi.".
E' un posto particolare, trattasi di una baracca immersa in un boschetto di alberi. Ci sono delle lunghe tavole di legno con delle lunghe panche per sedersi. Ci sediamo, viene il ragazzo a prendere le ordinazioni "Bucatini all'amatriciana per 4, e due bottiglie di Romanella". Poi due vanno a fare la fila. Perché per i secondi bisogna fare una fila indipendente dal resto. Siccome la cosa è lunga, ci diamo continuamente il cambio, e quando arrivano i bucatini i cambi diventano frenetici per fare in modo che si continui a fare la fila e nel frattempo si mangino i bucatini. Quando arriviamo al bancone mi rendo veramente conto di dove sono capitato. Praticamente un negozio di alimentari a tutti gli effetti. Tocca a noi. "Mezzo chilo di porchetta, un piatto di olive, 3 etti di prosciutto, 4 salsiccette, una mozzarella (da mezzo chilo, n.d.r.), un po' di formaggi, carciofi e funghetti. E mezza fila di pane." Dico solo che la mezza fila di pane era da un chilo. Ci incartano tutto, paghiamo e ci rechiamo al tavolo. E se magna. Mentre i miei commensali si avventano sulla porchetta, io mi guardo intorno. I tavoli sono tutti pieni, famiglie con ragazzini al seguito, gruppetti come il nostro, tavolate di amici. Dietro di noi uno s'è portato la chitarra, e comincia a suonarla. Dopo qualche minuto di Satisfaction, qualche canzone italiana da gita scolastica, inizia a fare sul serio: attacca la società dei magnacciò. E come per magia, tutta la Selvotta si unisce a cantare "Ce piaciono i polli, l'abbacchio e le galline, perché sò senza spine e non sò come er baccalà". Qualcuno azzarda il controcanto sulla terza (Do-->Mi). La Romanella scorre a fiumi e i bambini si tirano i pezzi di pane da un tavolo all'altro. Quando ci alziamo per andare via fa decisamente fresco, che in questi giorni è una sensazione rara, il fegato grida vendetta (altro che Vasco Rossi), bisogna andare a fare una passeggiata al centro di Ariccia per smaltire. Mentre andiamo verso la macchina, la musica si affievolisce piano piano "E quanno er vino mbè, c'ariva ar gozzo mbè, ar gargarozzo mbè, ce fa 'n figozzo mbè". Una serata splendida, una di quelle in cui ti rendi conto che un certo folklore non morirà mai mai mai.
In macchina:
Lui: "Ammazza quanto sò pieno, domani ar mare diggiuno!"
Lei: "Ma che stai a dì? M'hai fatto preparà i panini, e mò t'ii magni!"
Lui: "E se io n'ii vojo?"
Morale: lui n'ii vole, però s'ii magna
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sono appasionato di matematica discreta e di serie numeriche strane.

