Monday, 23 May 2005
La festa del quartiere
Sabato sera festa di quartiere a Tor Pagnotta. Tra una sarsiccia e l'altra, va in scena una compagnia teatrale che implementa un'istanza di Rugantino. Dapprima non se li fila nessuno, la fame è sovrana, ma poi piano piano la gente comincia ad interessarsi, complice il fatto che i ragazzi sono bravi e simpatici. Mentre guardo la gente che canticchia tutte le arie della commedia (magari i più giovani no, ma quelli da -anta in su sì), mi rendo conto che Rugantino è tutt'altro che una operetta, è uno splendido manifesto della romanità in tutti o quasi i suoi aspetti. La romanità pacioccona, indolente. Anche quella canterina e frizzante. E pure quella simpaticamente insolente. Vabè.
Nella mia comitiva c'è una ragazza che è l'amica dell'amica della sorella etc. Chiacchierando del più, mi fa: "Allora? Hai già preso la parlata romana?" "Figlia mia, una vita passata a Milano non ha cambiato una virgola della mia parlata, non è per sfiducia, ma non credo che mi metterò a parlare romanesco immediatamente." "Ma tu esattamente di dove sei?" "Di X, provincia di Y." "Ahhhhhh, ma che bbello, mi piace un sacco la parlata di quel posto. Ce sta una mia collega che parla così" e giù, con le imitazioni classiche del mio idioma. "Quanto me fa ride la parlata." poi si gira verso l'amica "Che te stavo a dì? A, sì, gnente, che m'è caduta a BBorZa, capito come, 'rtacci..."

