Monday, 30 May 2005
Snack Bar
Friday, 27 May 2005
Ci siamo
Thursday, 26 May 2005
Aperitivo e supplì
Io sto sviluppando una (tossico)dipendenza da supplì tardo pomeridiano.
A Roma ovunque sei circondato di pizzerie al taglio che (ovviamente) hanno anche i supplì e gli arancini. Un supplì mediamente costa mezzo euro.
Quando esco dall'ufficio e mi riunisco con la consorte, ci fermiamo sempre da qualche parte a comprare qualche supplì. E' un rito, e c'è un sacco di gente che lo fa. Questo potrebbe essere secondo me il motivo per cui l'aperitivo in senso milanese qua a Roma non attacca.
L'aperitivo milanese è famosissimo, esiste una quantità di letteratura sull'argomento. E' un modo per socializzare quando si esce dall'ufficio, che non è una cena fuori, ma neanche l'aperitivo del resto del mondo, quello con qualche olivetta e i pistacchi. Ad esempio all'Officina 12 trovi frittate, affettatti e formaggi, mentre al Fashion Colonial con la consumazione ti danno una fiche per prendere una porzione di spezzatino con le patate. Sì, hai capito bene: spezzatino con le patate come aperitivo. Però paghi, e tanto. Una consumazione costa come una pizza+birra dell'era pre-euro. Comunque all'uscita dall'aperitivo, gli umori sono contrastanti. La maggior parte delle donne dice "Quanto ho mangiato! Da domani dieta!" mentre la maggior parte degli uomini dice "Ehm, niente pizza stasera? Io avrei ancora un languorino..."
E' un po' una via di mezzo che a Roma non può funzionare. A Roma alle otto si fa cena, salvo cataclismi naturali. Non esiste saltarla per qualcos'altro. Esiste mangiucchiare qualcosa prima di cena, poco ma buono, e ad un prezzo accettabile: che cosa meglio di un supplì?
L'altro giorno a Roma, passando per una via in zona Campo dei Fiori, ho visto un bar milanese. Nel senso che era un bel bar, con un bel design, con il bancone pieno di ogni bene alle sette meno un quarto.
Vuoto.
Guardavo il cameriere che stava appoggiato all'uscio. Lui guardava me. Io stavo sgranocchiando il mio supplì.
Wednesday, 25 May 2005
Bartenders
A Roma i baristi si allargano. Anche la prima volta che ti vedono, se capiscono che non sei in giornata no, si allargano subito. Oggi mentre mangio, la cameriera si avvicina al tavolo di fianco, e con una mossa felina toglie il piatto da sotto il naso dell'avventore. Il piatto è finito, contiene solo qualche residuo di broccolo. Ma lei si rende conto di essere stata troppo affrettata, e ripara dicendo al signore. "Ehm, posso portare via oppure vuoi... dargli un'altra, diciamo... ripulitina?"
Invece l'altro giorno sono entrato in un bar, solo per chiedere dove era un vicino ufficio postale. C'erano due barman. Uno mi dice "Eh, non è vicino. Devi andare fino al secondo incrocio, a destra, e poi avanti. Ma ce sta da camminà, non è vicino". Poi i due si guardano e scoppiano a ridere. "Oppure poi annà a quello de là der ponte. Quello dove va sempre lui. Je piace un sacco" e l'altro, che sta lavando i bicchieri, senza neanche alzare lo sguardo dal lavandino "Eh sì. Poca sorveglianza, niente metal detector, strada davanti sempre sgombra..."
Tuesday, 24 May 2005
Zucchero
Nei bar, a Milano, le bustine di zucchero hanno spazzato via e sostituito le zuccheriere ormai illegali. A Roma invece le bustine hanno affiancato le zuccheriere, che continuano a fare bella mostra sul bancone. Legge o no, la trovo una cosa sensata.
Refero, refers...
Tutti i bloggatori prima o poi sono portati a fare un'analisi dei referers dei logs. In parole povere, da dove arrivano i visitatori? Che link hanno seguito?
Bene, io ti risparmio questa analisi, ma una cosa la devo dire, una sola: non hai idea, non puoi capire, non puoi renderti conto di quanta gente vada cercando su google cose del tipo "porchetta", "abbacchio", "aricciarola ariccia" e "er+baffo+ponte+galeria". Davvero, non crederesti. Anche "frontoni" non scherza affatto.
Monday, 23 May 2005
La festa del quartiere
Sabato sera festa di quartiere a Tor Pagnotta. Tra una sarsiccia e l'altra, va in scena una compagnia teatrale che implementa un'istanza di Rugantino. Dapprima non se li fila nessuno, la fame è sovrana, ma poi piano piano la gente comincia ad interessarsi, complice il fatto che i ragazzi sono bravi e simpatici. Mentre guardo la gente che canticchia tutte le arie della commedia (magari i più giovani no, ma quelli da -anta in su sì), mi rendo conto che Rugantino è tutt'altro che una operetta, è uno splendido manifesto della romanità in tutti o quasi i suoi aspetti. La romanità pacioccona, indolente. Anche quella canterina e frizzante. E pure quella simpaticamente insolente. Vabè.
Nella mia comitiva c'è una ragazza che è l'amica dell'amica della sorella etc. Chiacchierando del più, mi fa: "Allora? Hai già preso la parlata romana?" "Figlia mia, una vita passata a Milano non ha cambiato una virgola della mia parlata, non è per sfiducia, ma non credo che mi metterò a parlare romanesco immediatamente." "Ma tu esattamente di dove sei?" "Di X, provincia di Y." "Ahhhhhh, ma che bbello, mi piace un sacco la parlata di quel posto. Ce sta una mia collega che parla così" e giù, con le imitazioni classiche del mio idioma. "Quanto me fa ride la parlata." poi si gira verso l'amica "Che te stavo a dì? A, sì, gnente, che m'è caduta a BBorZa, capito come, 'rtacci..."

